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LO STRESS
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LO STRESS

di Roberta Caradonna, Francesca De Rinaldis, Rita Zumbo

 

Definizione

 La parola stress, la cui definizione si ricava dal latino strictus e che significa “legare, stringere”, ha generalmente una connotazione negativa nell’immaginario collettivo. Il termine stress fu utilizzato per la prima volta in campo medico scientifico dallo studioso H. Selye, nel 1936 il fisiologo utilizzò questo nome per indicare il tipo di risposta fisiologica di un soggetto sottoposto ad uno stimolo negativo.

Il Professore Paolo Pancheri nel 1983, definì lo Stress come “La risposta dell’organismo ad ogni richiesta di modificazione effettuata su di esso”.

Attualmente, in psicologia clinica, si utilizza il termine generico stress per significare la dinamica di pressione dell’organismo, specificando poi in distress lo stress “negativo” e disadattativo, che può condurre anche a reazioni patologiche, ed in eustress lo stress “positivo”, che deriva dall’attivazione ed energia che gli impegni derivanti dalle pressioni ambientali stimolano nel soggetto.

Tre presupposti cardine[1]:

  1. Centralità della malattia- approccio medico: lo Stress è una dimensione di disagio conclamato in uno o più eventi osservabili in patologie più o meno gravi o in alterazioni non momentanee del fisico, della personalità, dell’umore, del rendimento. Tale presupposto è funzionale all’individuazione preventiva di una fascia di disagi o malattie fortemente correlate con lo stress.
  2. Centralità del contesto - approccio sociologico: lo stress rinvia ad un contesto in cui un insieme di fattori interagiscono fra loro e espongono oppure proteggono un particolare tipo di soggetti portatori di determinate caratteristiche.
  3. Centralità dei bisogni – approccio psicologico: lo stress rinvia alla particolare relazione fra bisogno di sopravvivenza e bisogno di crescita che si instaura negli individui a partire dal vissuto personale e dalle condizioni socio-ambientali esterne più o meno minaccianti la loro soddisfazione.

 

 

Psicofisiologia dello Stress

 Se lo stress è presente in ogni individuo per tutta la durata della vita ed anzi è indispensabile alla sopravvivenza, è di cruciale importanza comprendere quando esso diventa disfunzionale e quando lo stimolo supera le capacità di adattamento dell’organismo provocando alterazioni che possono essere patogenetiche.

Ogni situazione della nostra esistenza può diventare stressor e/o induttore di ansia: fattori fisici (freddo, caldo eccessivo, vento), metabolici (ipoglicemia, malattia), psichici (matrimonio, divorzio, nascita di un figlio, lutto), psicosociali (pressione lavorativa, disoccupazione).

La risposta allo stimolo stressante è stato dimostrato che sia determinata dall’entrata in gioco di altri fattori cruciali, quali la valutazione cognitiva dello stimolo, la predisposizione genetica (debolezza d’organo), la personalità e il carattere del soggetto, l’ambiente. Pertanto, la risposta allo stress, diventa assolutamente soggettiva ed unica, risultando una diretta conseguenza di un attivazione emozionale indotta dagli stimoli stressanti, che produce una risposta che va adattata qualitativamente e quantitativamente al tipo e all’intensità dello stimolo.

La risposta allo stress viene attivata come diretta conseguenza di una attivazione emozionale indotta dagli stimoli stressanti. Il coordinamento di tale risposta, a livello qualitativo e quantitativo, è attribuito all’attivazione del Sistema Limbico che si esprime con correlati di tipo biologico e comportamentale.

L’organismo di fronte ad un esigenza di cambiamento reagisce con una risposta emotiva determinata dal significato dato cognitivamente dal soggetto alla situazione attivante. Tale valutazione determina una reazione emotiva, la quale a sua volta attiva una risposta biologica (Sistema Nervoso Centrale e Vegetativo) e una comportamentale (risposta Attacco-Fuga).

La reazione Psico-Comportamentale, che è quella immediatamente evidente poiché si tramuta in un’azione, è la risultante di specifiche capacità del soggetto quali: Coping, Problem Solving, Decision Making, legate rispettivamente alla capacità di adattamento, alla soluzione di problemi e all’assunzione di decisioni .

La Risposta biologica è determinata invece dal Sistema Nervoso Autonomo (Vegetativo) che, oltre a produrre delle modificazioni somatiche quali l’aumento della frequenza cardiaca, la dilatazione pupillare, l’aumento della sudorazione, ecc., attiva il sistema endocrino.

Si ipotizza che uno stress cronicizzato, causato da un conflitto a sua volta cronicizzato, provochi seri danni, con conseguenze sulla salute individuale.

Secondo Hans Selye (1974) “Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo ed, in realtà, non possiamo evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi ed adattando la nostra filosofia dell’esistenza ad esso”.

Egli definisce lo Stress come “Sindrome Generale di Adattamento”.

 Tav.1 Sindrome Generale d’adattamento (SGA) di Hans Selye

 

Il ripetersi della Sindrome Generale Di Adattamento o un’errata risposta di adattamento all’evento stressante induce un indebolimento del corpo e lo sviluppo di malattie di adattamento (Selye, 1974)

Una situazione di Stress è quindi definita da:

  1. Una situazione ambientale stressante (stimolo o stressor)
  2. Una risposta dell’organismo globale che si esprime con sintomi eterogenei e si declina su vari livelli (biologico, psichiatrico, socio-ambientale)
  3. Una condizione di stress che coinvolge l’organismo impegnato nella situazione (stato di Stress), che  si stabilizza con eccessivo protrarsi della reazione di risposta agli stressor.

 

Lo stress psicologico

Lo Stress Psicologico, concetto introdotto nel 1942 da Lazarus e Folkman, è definibile come “una relazione particolare tra la persona e l’ambiente che viene valutata dalla persona come gravosa, eccessiva rispetto alle sue risorse, e potenzialmente dannosa per sé o per il proprio benessere” (Lazarus e Folkman, 1942).

Per questi studiosi quindi il fattore soggettivo decisivo, sul quale aveva già iniziato a interrogarsi Selye, è la valutazione cognitiva individuale, che connota positivamente o negativamente l’esperienza stressante

E’ importante dire che la valutazione cognitiva che determina lo stato di stress, non è sempre consapevole, o lo è solo in parte. Questa mancanza di consapevolezza può dipendere o dai particolari meccanismi difensivi utilizzati, o da un’attenzione selettiva non difensiva.             

Possiamo distinguere tra tre tipi di valutazione:

  1. Valutazione primaria: riguarda il giudizio di neutralità, positività-benignità o potenzialità di stress attribuito all’evento ambientale.

La valutazione di un evento come potenzialmente stressante prenderà in considerazione i seguenti 3 elementi della situazione:

  1. Senso di possibile danno e/o perdita
  2. Senso di minaccia
  3. Senso di sfida
  4. Valutazione secondaria: riguarda la valutazione su ciò che andrebbe e potrebbe essere fatto nella situazione che si sta vivendo. E’ quindi la valutazione delle risorse, interne ed esterne, disponibili, è cioè una valutazione che riguarda i mezzi che si sente di avere disponibili per fronteggiare la situazione (quindi le proprie strategie di coping[2]).

 

Stress e autoregolazione dell’organismo

Il concetto di autoregolazione dell’organismo è stato storicamente introdotto dal neuropsichiatra Kurt Goldstein, ed è un concetto molto importante all’interno del movimento umanistico-esistenziale della psicologia, e da un punto di vista teorico e per le implicazioni cliniche che porta con sé.

Kurt Goldstein osservò che un danno al Sistema Nervoso Centrale non produce una menomazione localizzata ma comporta una modificazione complessa che coinvolge l’intero organismo, la struttura della sua personalità e i suoi rapporti con l’ambiente (Goldstein, 1939).

Ciò significa che l’organismo si comporta come una totalità, per cui ad un danno localizzato corrisponde una reazione “totale” dell’organismo che si esplicherà a diversi livelli, da quello biologico, appunto, a quello psicologico e ambientale,

Goldstein ci presenta quindi, già nel 1939, un modello di funzionamento bio-psico-sociale della malattia.

Goldstein elabora quindi un’impostazione terapeutica definita “organismica”, tesa cioè a favorire l’auto-regolazione dell’individuo a partire dall’acquisizione delle risorse reali disponibili da armonizzare in una strategia che permetta il miglior adattamento possibile al suo ambiente di vita.

Tale concetto implica una continua “negoziazione” tra individuo ed ambiente, tendente alla attualizzazione delle risorse potenziali disponibili ed al mantenimento di un livello ottimale di tensione.

Goldstein infatti rileva dai suoi studi che l’organismo non è mai in vera quiete, ma ha in sé un fondo costante di tensione. Questa teoria in ambito psicologico fu molto importante in quanto si opponeva alla teoria di Freud che considerava l’organismo come tendente allo scarico totale delle tensioni.

Ciò significa che per l’organismo la presenza di un quantum di tensione è auspicabile, in quanto proprio in quello stato di tensione vi è la possibilità per l’individuo di fare un performance al di sopra del suo livello ordinario, qualora la situazione lo richieda, e di colmare così lo scarto che si è creato tra la richiesta ambientale e le capacità dell’organismo.

È infatti dimostrato che l’individuo sottoposto ad un certo livello di stress, livello che naturalmente non deve superare le capacità di farvi fronte, migliora le prestazioni, anche quelle che si riferiscono all’apprendimento. Individui attivati rendono meglio di individui eccessivamente rilassati

 

Tav. 2 Legge Di Yerkes-Dodson

 

 

 Secondo la legge di Yerkes-Dodson, “l’organismo, per raggiungere livelli ottimali di efficienza, ha bisogno di operare in rapporto a quantità di stress non estreme: sollecitazioni eccessive o carenza di stimoli hanno effetti negativi sull’efficienza”.

 

 Tav. 3 Meccanismo dello Stress

 

Riassumendo, l’individuo è assolutamente in grado di sostenere un’esposizione di breve durata alla tensione, che può essere considerata positiva, ma ha maggiori difficoltà a sostenere un’esposizione prolungata ad una pressione intensa. Inoltre, individui diversi possono reagire differentemente a situazioni simili e lo stesso individuo può reagire diversamente di fronte a situazioni simili in momenti diversi della propria vita.

 

Check-Up dello Stress

Le occasioni di stress possono essere molteplici, sia che si tratti di avvenimenti positivi sia che si tratti di avvenimenti negativi. È possibile quantificare il costo del nostro adattamento di fronte a tali fattori? Due psicologi americani, Thomas H. Holmes e Richard H. Rahe, hanno elaborato una scala che si è dimostrata statisticamente valida per valutare il grado di stress dovuto ad avvenimenti nella vita di relazione[3].

Tale Scala può essere utile al Mediatore per rendersi conto se nell’attuale situazione dei clienti vi siano degli elementi che giustifichino uno stato di stress.

 

Tav. 4 SCALA DI VALUTAZIONE DELL’ADATTAMENTO SOCIALE

Morte del coniuge………………………………………………………………………………………………………

100

Divorzio…………………………………………………………………………………………………………………..

73

Separazione dal coniuge………………………………………………………………………………………………….

65

Detenzione in carcere…………………………………………………………………………………………………….

63

Morte di un parente stretto……………………………………………………………………………………………….

63

Ferita o malattia personale……………………………………………………………………………………………….

53

Matrimonio……………………………………………………………………………………………………………….

50

Licenziamento……………………………………………………………………………………………………………

47

Riconciliazione con il coniuge…………………………………………………………………………………………...

45

Pensionamento……………………………………………………………………………………………………………

45

Preoccupazione per la salute di un famigliare…………………………………………………………………………...

44

Gravidanza………………………………………………………………………………………………………………..

40

Problemi sessuali………………………………………………………………………………………………………….

39

Entrata di un nuovo membro nella famiglia………………………………………………………………………………

39

Miglioramento negli affari……………………………………………………………………………………………….

39

Cambiamento in meglio o in peggio delle condizioni economiche………………………………………………………

38

Morte di un amico intimo…………………………………………………………………………………………………

37

Cambiamento del ritmo di lavoro………………………………………………………………………………………...

36

Aumento o diminuzione delle discussioni con il coniuge………………………………………………………………..

35

Ipoteca o debito superiore a *…………………………………………………………………………………………….

31

Estinzione di un debito o di un’ipoteca…………………………………………………………………………………..

30

Cambiamento nelle responsabilità nel lavoro…………………………………………………………………………….

30

Uscita da casa di un figlio………………………………………………………………………………………………...

29

Problemi con i parenti acquisiti…………………………………………………………………………………………..

29

Notevole successo personale……………………………………………………………………………………………...

28

Inizio o fine del lavoro del coniuge………………………………………………………………………………………

26

Inizio della scuola………………………………………………………………………………………………………...

26

Cambiamento delle condizioni di vita……………………………………………………………………………………

25

Revisione delle abitudini personali……………………………………………………………………………………….

24

Cambiamento di orario e delle condizioni di lavoro……………………………………………………………………..

20

Cambiamento di residenza………………………………………………………………………………………………

20

Cambiamento di scuola…………………………………………………………………………………………………..

20

Cambiamento dei passatempi…………………………………………………………………………………………….

19

Cambiamento delle abitudini religiose…………………………………………………………………………………...

19

Cambiamento delle attività sociali……………………………………………………………………………………….

18

Ipoteca o debito inferiore a *……………………………………………………………………………………………..

17

Modifiche delle abitudini del sonno………………………………………………………………………………………

16

Cambiamento della frequenza delle riunioni famigliari………………………………………………………………….

15

Cambiamento delle abitudini alimentari………………………………………………………………………………….

15

Vacanza…………………………………………………………………………………………………………………...

12

Natale……………………………………………………………………………………………………………………..

12

Piccola infrazione della legge……………………………………………………………………………………………

11

 

Calcolo del punteggio: il soggetto deve leggere gli item riportati nella tabella e sommare i punteggi relativi agli avvenimenti accaduti negli ultimi mesi, nei quali si riconosce. Accumulando oltre i 150 punti vi sono probabilità man mano crescenti che il disagio possa danneggiare l’organismo fino ad arrivare a una vera e propria malattia.

 Esistono poi una serie di domande, che servono a conoscere e a stimolare una riflessione sullo stato soggettivo di stress delle parti: 

  • Ti accorgi di parlare troppo velocemente?
  • Metti fretta agli altri mentre parlano, interrompendoli con frasi del tipo “bene, bene” o completando in anticipo le loro frasi?
  • Sei infastidito dal dover fare la fila?
  • Pensi di aver abbastanza tempo per fare tutto?
  • Non sopporti di perdere tempo?
  • Consumi i pasti troppo in fretta?
  • Ti accorgi di correre troppo con l’automobile?
  • Tenti di fare più di una cosa alla volta?
  • Ti rende nervoso vedere una persona che lavora con eccessiva lentezza?
  • Ti sembra di aver poco tempo per rilassarti e goderti una giornata in santa pace?
  • Ti consideri troppo impegnato?
  • Batti i piedi ritmicamente o tamburelli con le dita?
  • Mentre parli pensi ad altre cose?
  • Detesti oziare dopo i pasti?
  • Cammini con passo veloce?
  • Ti irriti se ti fanno aspettare?
  • Detesti perdere tempo negli sport e nei giochi?
  • Ti accorgi di stare coi pugni chiusi o con le mascelle e il collo contratti?
  • Ti accorgi che stai facendo piani per l’attività futura?
  • Sei una persona competitiva?

 

 Stress, Conflitto e gestione

II termine conflitto evoca in noi, immediatamente, un concetto negativo associato a immagini dolorose e sgradevoli. Il conflitto ci fa pensare allo scontro, alla lotta per raggiungere i nostri obiettivi.

Dalla visione del conflitto come minaccia occorre progredire alla visione del conflitto come risorsa; il conflitto può, allora, diventare l’opportunità di crescere e di costruire relazioni migliori con il prossimo.

Occorre, però, uscire dalla convinzione che, in un conflitto, la soddisfazione dei propri bisogni corrisponda necessariamente alla distruzione di quelli dell’altro, che ci sia sempre un vincente e un perdente.

Il conflitto può essere definito come la situazione in cui su un individuo agiscono contemporaneamente due forze contrastanti, opposte tra loro e si genera quando la comunicazione con l’altro è compromessa, quando noi intendiamo una cosa e l’interlocutore ne percepisce un’altra.

Diventa fondamentale, allora, comunicare in modo corretto e per farlo occorre, prima di tutto, conoscere se stessi, le proprie emozioni, i propri sentimenti.

Se, quando comunichiamo, cerchiamo di trovare altri punti di vista, oltre ai nostri, il conflitto può divenire anche un’opportunità per approfondire aspetti del nostro carattere e della nostra personalità altrimenti sconosciuti.

Il conflitto non nasce mai da una sola causa scatenante, ma da fattori multipli. È, allora, fondamentale ricercare e stabilire nessi e sinergie tra le varie cause, in modo da identificare le priorità e le aree potenziali di intervento.

Ogni attore del conflitto ha propri obiettivi, interessi, posizioni diverse. Il motivo di scontro è strettamente legato a tali fattori e può presentarsi a due livelli:

  • oggettivo, che rappresenta l’elemento sostanziale,
  • soggettivo, che indica il valore attribuito dall’attore all’elemento oggettivo.

Nella relazione che ciascun attore del conflitto instaura con gli altri devono essere esaminate e comprese:

  • le posizioni, ciò che la parte afferma. Rappresentano quanto appare del problema, l’opinione su come sono o dovrebbero essere le cose. È la verità di ciascuno, come ognuno vede e percepisce le cose e il mondo;
  • gli interessi, cioè le motivazioni che stanno alla base del conflitto: i motivi veri per i quali difendiamo la nostra posizione. L’interesse è la parte meno evidente del conflitto,  quella  su  cui  occorre  lavorare:  le preoccupazioni, gli obiettivi, le attese, i timori;
  • i bisogni, ciò che è davvero fondamentale per tutti gli esseri umani, secondo la piramide di Maslow, che pone alla base, dopo i bisogni fisiologici, la sicurezza, per arrivare all’autorealizzazione

Il bisogno frustrato porta al conflitto.

 

Tav. 5 Piramide dei Bisogni di Maslow

II conflitto[4] è un processo dinamico, in genere caratterizzato da una escalation, che parte da leggere differenze di opinione per giungere al litigio o addirittura alla guerra, passando dal disaccordo e dalla disputa.

L’escalation dipende da molti elementi: il numero di persone coinvolte, il grado di interazione tra le parti, fattori culturali, sociali e ambientali. Dipende anche dal genere, maschile o femminile, degli attori e dal diverso modo di percepire la realtà di ciascuno.

Le dinamiche del conflitto possono essere descritte come il risultato dell’interazione tra il tipo di conflitto, gli attori e le cause.

Le fasi del conflitto possono essere così classificate:

  1. pre-conflitto,
  2. scontro,
  3. crisi,
  4. soluzione,
  5. post-conflitto.

Nel momento in cui gli individui hanno differenti bisogni, valori, interessi può generarsi il conflitto; in questa fase però il conflitto è ancora latente: gli individui evitano i contatti, ma siamo ancora in uno stadio pre­conflittuale.

Dalla fase latente si può passare improvvisamente allo scontro e poi alla crisi, il picco del conflitto, quando la tensione o addirittura la violenza sono più intense.

La normale comunicazione tra le partì, a questo punto, è cessata.

È qui che si verifica l’escalation del conflitto, con un incremento dell’intensità dello stesso: le parti iniziano a divenire più minacciose.

Un’ escalation può avvenire:

  • intenzionalmente, quando le partì cercano di fare pressione sull’altra parte e, a volte, di coinvolgere terzi;
  • inconsapevolmente, quando avviene senza che le parti si siano davvero rese conto delle conseguenze delle proprie azioni.

Un’ escalation, tuttavia, a un certo punto si esaurisce e la crisi sfocia in una soluzione, che può vedere una parte prevalere sull’altra.

Uno degli attori potrebbe rinunciare al conflitto oppure le partì potrebbero concordare su una negoziazione. In questo momento il livello di tensione, di scontro e di violenza decresce sensibilmente e vi è la possibilità di una composizione della lite: siamo alla fase della soluzione.

Raggiunta la fine dello scontro si entra nella fase di post-conflitto che però, se le questioni che scaturivano dai divergenti interessi delle parti non sono state risolte in maniera adeguata, potrebbe involvere un’altra volta a una nuova fase di pre-conflitto.

Nella realtà i conflitti non seguono un percorso lineare, ma si evolvono alternando progressi a regressi; escalation e ritorno a una fase meno intensa si possono alternare.

Diventa, quindi, fondamentale un esame attento e oggettivo delle varie fasi conflittuali che permetterà all’analista una scelta meditata delle tecniche di mediazione del conflitto.

 

 

        


[1] De Rinaldis F., Zumbo R., “Valutazione del rischio di Stress Lavoro-Correlato. Che fare? La proposta di AIASU"  Relazione presentata al Convegno “Stress e Lavoro: correlazioni, attualità, problematiche e prospettive future” - Sapienza Università di Roma, 7 e 8 giugno 2011

[2] “Il coping è l’insieme degli sforzi comportamentali e cognitivi, volti alla gestione di specifiche richieste esterne e/o interne, valutate come situazioni che mettono alla prova o che in ogni caso eccedono le risorse della persona” (Lazarus e Folkman, 1984)

[3] Ceppellini S., “Ansia e Stress. Riconoscerli, curarli, guarirli”. De Vecchi Editore 1995

[4] A cura di Sara Bertoni, Commissione Mediazione e Conciliazione ODCEC Milano

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