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Lo scienziato forense. Origine, storia e presupposti teorici
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Lo scienziato forense. Origine, storia e presupposti teorici

  • Martedì, 12 Gennaio 2016
  • 13008 times

di Manuela Settimo

Le scienze forensi racchiudono un complesso organico di conoscenze, acquisite con metodologia scientifica, finalizzato ad ottenere una descrizione precisa della realtà fattuale delle cose.

Il metodo scientifico è l’insieme di quelle regole e procedure che, in modo sistematico, governano l’acquisizione delle conoscenze. Le procedure consistono nell’osservazione sperimentale di un evento, nella formulazione di un’ipotesi generale, nella possibilità di verificare e/o falsificare la validità dell’ipotesi con successive osservazioni.

Le Scienze Forensi, quindi, consistono nell’applicazione delle tecniche e delle metodologie scientifiche alle tradizionali investigazioni di carattere giudiziario per cui includono un ampio spettro di scienze applicabili a questioni giuridiche sia in ambito civile che penale con lo scopo di fornire determinate e specifiche risposte in tali contesti.

L'esperto in scienze forensi è specializzato in un determinato ramo, ma prerequisito formativo è una vasta conoscenza delle scienze forensi.

Per l'esperto in scienze forensi è imprescindibile la conoscenza generale della giustizia e del diritto. La sua formazione prevede inoltre conoscenze e know-how in diversi settori.

Infatti per le Scienze Forensi, oltre all’ovvia importanza del sistema giuridico, assume rilevanza il ruolo della Scienza accreditata in ambito universitario e, in tal senso, la definizione abbraccia sia gli accademici riconosciuti sia la metodologia scientifica e le norme in base a cui i fatti o gli elementi che si riferiscono ad un evento sono accertati come facenti parte del caso.

Il termine forense deriva dal termine latino forensis, aggettivo indicante il foro, cioè un luogo ampio della città attorno al quale si svolgono le udienze e la discussione in contraddittorio delle cause legali innanzi ai magistrati competenti.

In epoca romana, un reato penale veniva presentato davanti ad un pubblico, un gruppo di persone nel foro, nella piazza. Sia la persona accusata del reato sia l’accusatore si sfidavano tramite discorsi e ragionamenti in base alla loro visione della storia. Colui che argomentava nel miglior modo e che presentava scoperte sull’evento in questione, determinava l’esito del caso. In sostanza, la persona con dialettica e con prove certe sul caso e quindi con abilità forensi più acute avrebbe vinto e diventava il principe del foro. Da qui l’origine del duplice significato nell’uso del termine forense: uno legato all’ambito del diritto e nello specifico riferito all’esibizione della prova; l’altro riferito alla presentazione pubblica del caso.

1792-1750 a.C. Il codice di Hammurabi è il primo esempio di raccolta di norme (282 sentenze) con le pene previste in caso di danno procurato.

III secolo a.C. Erofilo e Erasistrato fondano la grande scuola medica di Alessandria d’Egitto.

287-212 a.C. Archimede con il suo “Eureka!” può essere considerato un precursore delle scienze forensi. Egli stabilì che una corona non è completamente composta di oro e giunse a tale conclusione valutando la densità dell’oggetto attraverso misurazioni dei suoi spostamenti e del suo peso nell’acqua.

82 a.C. a Roma, viene emanata la Lex Cornelia De veneficis, la legge che punisce l’acquisto, la produzione e la vendita di veleni.

618-906 d.C. in Cina, durante la dinastia T’ang le impronte digitali vengono intenzionalmente utilizzate per validare i documenti.

IX secolo Carlomagno nei Capitularia allarga il campo delle pene pubbliche.

XIII secolo in Cina durante la dinastia Song, compare il primo trattato dal titolo “Xi Yuan Lu Ji”, Raccolta di ingiustizie rettificate”, sull’utilizzo della medicina e dell’entomologia nei procedimenti penali.

 

Classico un esempio riportato nel volume:

[...] Un contadino di un villaggio cinese fu ucciso, trucidato da una falce. L’utilizzo di una falce, strumento utilizzato dai contadini per tagliare il riso al momento del raccolto, ha permesso di avanzare l’ipotesi che l’omicidio fosse stato commesso da un altro contadino dello stesso villaggio. Il magistrato locale iniziò le indagini convocando tutti i contadini del luogo, nella piazza del paese. A ciascuno di essi fu chiesto di portare con sé la propria falce. Una volta adunati i contadini, il magistrato ordinò a 10 o più degli indagati di posare la propria falce per terra davanti a loro e di indietreggiare di pochi metri. La domenica pomeriggio faceva caldo e mentre gli abitanti del villaggio, gli indagati e i magistrati attendevano, uno stormo di mosche ha cominciato a ruotare attorno a loro nella piazza del paese. Lo stormo ha poi cominciato a concentrarsi su una delle falci che giacevano per terra. In pochi minuti molte si erano posate su una falce in particolare. Nessuna delle altre falci aveva suscitato lo stesso interesse nelle mosche. Il proprietario di questo strumento divenne molto nervoso, e bastarono pochi momenti a tutti gli abitanti del villaggio per capire chi era l’assassino. I testimoni del delitto sono state le mosche (il colpo delle mosche) attratte dai residui di tessuti molli, sangue, ossa e capelli di cui c’era traccia sulla falce.
Il libro offre anche consigli su come distinguere tra un annegamento (acqua nei polmoni) e strangolamento (collo spezzato cartilagine), insieme ad altri elementi per esaminare i cadaveri e determinare il tipo di morte (omicidio, suicidio o incidente)[...]”.

 

1302 in Italia fu eseguita la prima autopsia a scopo medico-legale.

XVI secolo. Ambroise Paré, un chirurgo dell’esercito francese, pubblica un trattato sul trattamento delle ferite d’arma da fuoco. Paré non si limita a trovare rimedi per combattere il dolore delle ferite, ma nella battaglia di Dauvilliers applica per la prima volta la tecnica della legatura delle arterie nei monconi dopo l’amputazione degli arti.

1602. In Italia, Fortunato Fedele, medico siciliano, pubblica il De relationibus medicorum libri quator, il primo manuale organizzato ed esaustivo di medicina legale e delle attività sanitarie connesse all’igiene pubblica.

Paolo Zacchia ha trattato tutti gli argomenti medico legali del suo tempo tra cui il problema della negligenza e dell’etica medica e in Quaestiones Medico-Legales ha coniato il termine ora attualissimo di medicina legale.

1784. A Lancaster, in Inghilterra i primi esempi di applicazione delle scienze forensi nei procedimenti giudiziari a dimostrazione del crescente uso della logica e della procedura nelle indagini penali.

 

John Toms viene processato e condannato per l’omicidio di Edward Culshaw. Culshaw presentava una ferita di arma da fuoco alla testa.

Toms possedeva una pistola a pietra focaia ad avancarica. Per caricare un’arma simile, bisognava prima versare polvere da sparo nella canna e poi pigiare fortemente uno stoppaccio di carta con una bacchetta. Si inseriva quindi la pallottola nella canna e si comprimeva un secondo stoppaccio di carta, in modo da bloccare la fuoriuscita della pallottola. Spesso la pesante pallottola trasportava con sé frammenti del secondo stoppaccio nella ferita, come era accaduto nel caso Culshaw: il sondaggio della ferita rivelò un pezzo di carta piegato numerose volte per aumentarne lo spessore. 
Ripulito e srotolato, si rivelò una striscia di carta strappata da un manifesto o da un vecchio giornale. In tasca di John Toms c’era il resto del manifesto, il cui lato lacerato si adattava perfettamente alla carta dello stoppaccio. Tale prova «scientifica» spedì Toms alla forca[1]”.

 

1829. Il medico francese Fodere pubblica il “Trattato di medicina legale e d’igiene pubblica o di polizia di sanità adattata ai codici francesi ed altre cognizioni attuali”.

1830. Il medico tedesco Johann Peter Franck pubblica “Il sistema completo di Polizia Medica”.

1831[2] Mathieu Joseph Bonaventure Orfila sperimenta e cataloga i veleni e i rispettivi effetti pubblicando il Traite de toxicologie da allora è riconosciuto come il “padre della tossicologia”.

1850. “Bergeret risolve un caso di infanticidio facendo uso degli insetti come indicatori del periodo di morte: il corpo di un bambino viene trovato murato nel camino di una casa e Bergeret stabilisce che l’insieme dei resti di insetti associati al cadavere (pupari di Musca carnaria) indica uno stato di decadimento che risale a parecchi anni prima, per cui la responsabilità dell’infanticidio ricade sui precedenti occupanti della casa, non su quelli presenti al momento del ritrovamento”[3].

1894. Jean Pierre Megnin in Francia dà alle stampe importanti contributi, tra i quali La faune des cadavres. Application de l’Entomologie a la Medicine Legale, sancendo la nascita della moderna entomologia forense.

Cesare Lombroso pubblica L’uomo delinquente.

1883. Alphonse Bertillon sviluppa il primo metodo scientifico d’identificazione biometrico nei laboratori del carcere di Parigi.

Salvatore Ottolenghi organizzava a Siena, presso la sua Cattedra di Medicina Legale, il primo corso di Polizia Scientifica per gli studenti di quell’Università.

Fino all’epoca di Bernard Spilsbury, “la scienza legale s’identificava quasi del tutto con la medicina legale; anche la tossicologia e la balistica erano di solito affidate al medico. Fu Spilsbury a incoraggiare attivamente la creazione di altri settori professionali quali per esempio la fisica e la chimica legale. In una causa, con l’aiuto di un tecnico di laboratorio. riuscì a dimostrare che la fluorescenza alla luce ultravioletta di una benda portata da un indiziato di omicidio era radicalmente diversa da quella di una striscia di benda simile, trovata sul luogo del delitto; e l’accusato fu prosciolto. Una delle eredità lasciate al mondo da Spilsbury fu l’invenzione della «valigetta del delitto»[4].

Alexandre Lacassagne dimostra che un proiettile può essere associato con la pistola che l’ha sparato, confrontando le scanalature impresse sul proiettile, con le spirali in rilievo all’interno della canna.

1901 Nasce la Scuola di Polizia Scientifica ad opera di Salvatore Ottolenghi.

  1. John Glaister pubblica Medical Jurisprudence and Forensic Toxicology e nel 1935 risolve un caso di duplice omicidio, sancendo l’importanza del lavoro d’equipe e l’integrazione di diverse competenze.
  2. In Francia Edmund Locard fonda il primo laboratorio forense e nel 1918 pubblica il Traité de Criminalistique.

1953 James Watson e Francis Crick descrivono la struttura a doppia elica della molecola del DNA.

1970. Viene creato il programma di profilo criminale ad opera di due agenti speciali dell’FBI.

All’inizio degli anni ‘90, i criminologi hanno cominciato a mettere in discussione la natura delle scienze forensi, con ovvie conseguenze per le implicazioni etiche e deontologiche[5].

1993. Causa Daubert et al. versus Merrell Dow. La Corte Federale degli Stati Uniti si esprime sui criteri per l’ammissione delle prove scientifiche ed affida al giudice un ruolo fondamentale nella valutazione. Nella sentenza viene citata la teoria della falsificazione di Popper a fondamento della scientificità dell’evidenza. Il “Frye test” del 1929 viene sostituito dalla “decisione Daubert”.

La regola del Frye test deriva da una decisione del 1923 della Corte d’Appello federale (Frye v.United States, 293 F. 1013, 1014, D.C. Cir.1923) ed attiene alla generale accettazione o“general acceptance”: per essere ammissibile in tribunale, la prova scientifica deve essere raccolta usando tecniche che hanno avuto “general acceptance” nel campo in cui sono applicate.

La sentenza stabilisce che: “Il momento esatto in cui un principio scientifico o una scoperta attraversa la linea di demarcazione tra fase sperimentale e dimostrazione è difficile da definire. Da qualche parte in questa zona di penombra la forza probatoria del principio deve essere riconosciuto, e mentre il giudice procederà ammettendo le testimonianze di esperti argomentate su principi scientifici riconosciuti o su scoperte, l’unica cosa da cui la deduzione è tratta deve essere sufficientemente dimostrata avendo ottenuto il riconoscimento generale, nel settore specifico in cui essa appartiene”.

Il test Frye si applica anche per testimonianza di qualcuno che si considera un esperto in un campo rilevante per il caso. Se le informazioni non sono presentate in modo convincente (citando la letteratura scientifica del metodo, l’utilizzo della procedura, i limiti della procedura e la generale approvazione della comunità scientifica) o se le qualifiche del perito possono essere messe in discussione, la prova può essere dichiarata inammissibile.

Con la decisione Daubert, la Corte Suprema stabilisce il principio per cui i giudici diventano i garanti della prova scientifica. Loro valutano se la testimonianza proposta da un esperto sia nel contempo rilevante cioè pertinente allo specifico tema in discussione e affidabile per cui le conclusioni presentate devono essere fondate sull’applicazione del metodo scientifico. In tale senso è importante valutare se è possibile falsificare l’ipotesi alla base, che dev’essere anche stata oggetto di peer review e pubblicazione nella letteratura professionale ed è necessario conoscere le percentuali d’errore che la teoria porta in sé e se la stessa è accettata della comunità scientifica (Frye test).

Inoltre, la attuale comprensione della natura delle prove rientra nel concetto di scienze forensi come fosse un tutto unitario, rifacendosi all’epistemologia falsificazionista di Popper come l’unico criterio rilevante per definire la scienza.

In base al concetto di falsificabilità, il compito dello scienziato non è quello di trasformare le proprie idee in verità dimostrate, ma considerarle come ipotesi, come costrutti sempre falsificabili, validi fino a quando non sono smentiti. Il suo impegno deve dunque mirare alla falsificazione, più che verso la verificazione e la difesa delle proprie teorie.

In tal senso il principio di Locard, secondo Inman e Rudin, poiché non è scientificamente dimostrabile, è solo metafisico e non scientifico. Ciò influisce su ogni aspetto scientifico della pratica professionale.

Comunque sia la metodologia scientifica sia il processo di ragionamento sembrano impotenti, se non irrilevanti se non si tiene conto del processo di gestione di una scena del crimine[6]. L’interesse per la vera natura del processo (scena del crimine e scienze forensi), richiede non solo una migliore comprensione della logica della scienza, ma mette in evidenza come induttivismo e deduttivismo non sono gli unici approcci scientifici disponibili[7].

È comprensibile che l’approccio epistemologico rappresenta ancora una sfida per la nostra comunità forense, dal momento che una caratteristica importante e incontestabile della criminalistica, non condivisa con le altre scienze, è il suo interesse per la individualizzazione. Mentre le altre scienze sono inclinate verso la classificazione tassonomica, le scienze forensi vogliono collegare qualsiasi prova non identificata o elemento in una unica fonte. Questo è anche il motivo per cui raggruppa insieme così tanti differenti campi. Per passare da uno stato “pre-scientifico” ad uno scientifico, è necessario mettere in discussione i principi fondamentali, attraverso una strategia filosofica riconosciuta, che permetta non solo di definire la pratica quotidiana, come scienziati, ma anche di riconoscere che la gestione della scena del crimine attiene al campo delle scienze forensi[8].

 

 


[1] F. Smyth, Sulle tracce dell’assassino: storia dell’investigazione scientifica, Dedalo, 1984

[2] http://www.torinoscienza.it/dossier/apri?obj_id=13486

[3] http://www.carabinieri.it/Internet/Editoria/Rassegna+Arma/2007/1/Studi/04_luise.htm

[4] F. Smyth, op. cit.

[5] F. Crispino, Nature and place of crime scene management within forensic sciences, Science and Justice 48 (2008) 24–28

[6] F. Crispino, op.cit.

[7] La deduzione, è il procedimento logico che parte da una premessa già totale (verità generale) e ne ricava le conclusioni (verità particolare in essa implicita) (c.d. certezza del risultato); l’induzione, è il ragionamento volto ad assumere ciò che è vero per alcuni casi (verità particolare) e nell’estenderlo statisticamente a tutti i casi (verità generale). Parte dall’esperienza, dove cerca alcune caratteristiche e le conferma estrapolando un significato da una serie di dettagli (c.d. probabilità del risultato); l’abduzione, è il ragionamento che permette di ipotizzare una regola che dia spiegazione di un evento o di un fatto (c.d. possibilità del risultato).

[8] F. Crispino, op.cit.

Last modified on Venerdì, 29 Gennaio 2016 15:54

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