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Violenza in famiglia. Un vero dramma sociale
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Violenza in famiglia. Un vero dramma sociale

  • Domenica, 17 Gennaio 2016
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di Manuela Settimo

Sabato 9 giugno 2012 si è svolto presso l’Hotel Hilton di Lecce il seminario sugli omicidi in famiglia nel Salento. Il Prof. Francesco Bruno, Criminologo, Psichiatra e docente di Pedagogia Sociale ha illustrato le motivazioni all’origine del fenomeno ed ha indicato alcune ipotesi di prevenzione.

“I delitti in famiglia sono un problema sociale – dice Bruno – e derivano dalla perdita dei valori morali e da una società senza padre. Una forma di prevenzione dovrebbe essere fornita dai centri di salute mentale che dovrebbero seguire la gente invece del territorio ed insieme con essi bisognerebbe agire sulla mancanza di valori incentivando, a livello sociale, il ruolo del padre e delle regole”.

Professore, cosa si intende con legami di sangue?

Il termine è usato nel doppio senso di parentela, che noi sappiamo essere basata sul cosiddetto sangue, sul fatto che due sposi mettono al mondo dei figli che poi riconoscono questo legame normalmente nei confronti dei genitori, nei confronti dei nonni e successivamente nei confronti dei propri figli. Paradossalmente si potrebbe dire che consanguinei sicuramente non sono il marito e la moglie e non dovrebbero esserlo anche perché se lo fossero si creerebbero delle incompatibilità che possono riflettersi poi sul patrimonio genetico dei figli. Contemporaneamente sangue significa il fatto che la famiglia che dovrebbe essere il luogo degli affetti e della comprensione e dei comportamenti solidali è in realtà il luogo in cui spesso vengono fuori gli odi più forti che possono condurre anche all’omicidio.

La violenza intrafamiliare, generata dalla crisi di identità e dalla fragilità di chi la agisce, può essere evitata?

La violenza può essere sempre evitata. L’uomo si distingue per essere un animale violento, ma anche per essere soprattutto un animale dotato di ragione e quindi di controllo sulla propria violenza bruta. L’uomo nel tempo ha potuto discostarsi dal mondo animale per convogliare in forme di convivenza sociale regolamentate da norme. Prevenire la violenza a livello familiare è facile, perché la famiglia è una piccola società in cui i diritti e i doveri delle norme non sono semplici accordi scritti su pezzi di carta, ma provengono dalle usanze ancestrali che hanno sempre legato i figli con i genitori e i figli tra loro. La famiglia è la sede dei processi di formazione con i genitori nel ruolo di educatori che dovrebbero comprendere il naturale processo di crescita del figlio ed evitare le incomprensioni. In realtà la società costringe le famiglie a rinunciare alle sue funzioni fondamentali. Una donna che lavora, ad esempio, è costretta a limitare il tempo di cura nei confronti del figlio. Sarebbero necessarie delle norme sociali che consentano alla mamma di stare con il proprio figlio per il tempo necessario che è almeno tre anni, senza lavorare. Una norma di questo genere contrasta, però, con gli interessi economici della società.

In ottica pedagogica, sembrano mutati i bisogni educativi della società. Quali funzioni deve o può assumere l’anziano?

È assolutamente necessario che l’anziano trasmetta ai giovani la sua esperienza. Perché questo possa avvenire, c’è bisogno di una linea di comunicazione, di informazione aperta tra il mondo degli anziani ed il mondo dei giovani. Questa linea per ora è interrotta dai genitori che ospedalizzano l’anziano e lo escludono dal proprio ambiente. In questo modo i giovani perdono la trasmissione dell’esperienza che assume necessariamente un aspetto educativo e la continuità con il tempo, per cui viene meno l’orgoglio di rappresentare i propri antenati. Si vive un presente senza passato.

Negli ultimi due anni la cronaca salentina si colora di delitti in cui l’autore è un padre, dai casi di figlicidio alla vicenda di Brindisi. Qual è quindi il ruolo del padre oggi? Cosa ci si aspetta dalla figura paterna?

Oggi siamo in una società che è stata definita senza padre in cui la figura paterna è stata demolita e ridicolizzata, praticamente abolita. Le radici di ciò risiedono nel fascismo. Il fascismo apparentemente era basato sull’autorità ed il suo superamento, in seguito alle seconda guerra mondiale, ha portato ad un rifiuto globale della stessa in ogni forma. I sessantottini, me compreso, in realtà hanno confuso l’autorità con l’autoritarismo e quindi hanno combattuto il principio dell’autorità senza il quale, in realtà, non si può formare la società. Oggi è necessario reintrodurre un nuovo principio di autorità basato sulla consapevolezza che viene dalla ragione, ma soprattutto basato sul principio di responsabilità per cui se ti assumi le responsabilità sei autorevole.

Perché nel Salento si assiste a questi delitti?

Il Salento come tante terre, ha in sé un male oscuro che ogni tanto si manifesta. Questo male oscuro può produrre odio, sette sataniche, criminalità diffusa ed organizzata e poi anche episodi come il più recente di Brindisi. Non è facile individuare l’origine di questo male oscuro, qualcuno parlava di terra del rimorso e del senso di colpa, evidentemente è presente un’attrazione degli opposti proprio in queste terre baciate dalla fortuna da sempre considerate terre di briganti, soggette a vilipendio da parte del mondo intero senza possibilità di sanare tale immagine.

 

Articolo pubblicato su "L'Ora del Salento" - settimanale Diocesi di Lecce

Last modified on Venerdì, 29 Gennaio 2016 15:51

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