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Psicologia e Pedagogia/Felicità fa rima con Eticità
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Psicologia e Pedagogia/Felicità fa rima con Eticità

  • Lunedì, 18 Gennaio 2016
  • 3744 times

di Manuela Settimo

La felicità nasce da uno stato di benessere particolarmente intenso in cui non vi è insoddisfazione, ma piacere nell’aver raggiunto un desiderio. La tristezza corrisponde al suo contrario e all’impossibilità di soddisfare quanto anelato.

Ma cosa rende una persona felice? Possono essere tutti felici? Lo stato di benessere è soggettivo e include sia la soddisfazione per la propria vita (aspettative, ideali e desideri) sia l’affettività piacevole o spiacevole (le emozioni che un individuo sperimenta quotidianamente). Esiste però un livello medio di emozioni che una persona vive nell’arco di una giornata e che, restando stabile nel tempo, permette di rilevare differenza tra una persona ed un’altra.

Ovviamente diversi fattori incidono nel raggiungimento di tale benessere ed in primis il contesto relazionale in cui un individuo è inserito. In effetti percepire l’accettazione dell’altro permette di vivere sensazioni di felicità, non ricevere considerazione genera sconforto.

Ciò che può sorprendere è l’origine etimologica della parola felicità che deriva dal latino feo, (produco o fecondo) ed indica l’impegno e le azioni profuse per adattarsi attivamente all’ambiente ed al contesto.

Diviene pertanto fondamentale impegnarsi nel lavoro, nella famiglia e nelle relazioni interpersonali, ossia in tutte quelle attività che formano il contesto sociale di ogni individuo.

Già Seligman aveva proposto una formula della felicità H = S + C + V in cui “H” è il livello di felicità, “S” le barriere al raggiungimento della stessa, “C” le circostanze di vita e “V” i fattori che dipendono dal controllo volontario di un individuo.

Le circostanze di vita non attengono, come erroneamente si crede, a possedimenti materiali e ad una elevata retribuzione i cui effetti in termini di felicità risultano effimeri e fugaci, ma riguardano il godere di buona salute e il frequentare una ricca rete sociale, mentre i fattori V concernono una serie di competenze acquisite nel tempo e proiettate verso il futuro come la capacità di riconoscere il valore proprio e dell’altro e di perdonare sé e gli altri imparando ad essere ottimisti.

Stessi elementi con ordine diverso sono quelli utilizzati dalla Rothwell la cui formula della felicità F= P + (5xE) + (3xH) include le caratteristiche personali (“P”: visione della vita, capacità di recupero dalle avversità, elasticità e adattabilità alle situazioni), i bisogni esistenziali (“E”: salute, denaro ed amici) ed i bisogni superiori (“H”: ambizione, autostima, senso dell’umorismo).

Ciò che è certo per tutti gli studiosi della felicità è che un aumento di ricchezza non determina un aumento del benessere (paradosso delle felicità) sia perché vi sono molti fattori, oltre al reddito, ad influenzare il benessere soggettivo e quindi la percezione della felicità sia perché interviene il meccanismo dell’assuefazione o abitudine ai livelli di reddito acquisiti.

Una teoria interessante è quella di Berlyne secondo cui esistono tre fattori responsabili del benessere o del malessere individuale: il tempo (la distanza che intercorre tra una situazione felice ed un’altra), la conoscenza (la possibilità di apprendere nuove informazioni o di vivere nuove esperienze) e il contesto (la familiarità in cui avviene un dato evento) che combinati tra loro permettono di non assuefarsi e di godere di momenti di felicità.

La felicità può essere dunque misurata ed in questa direzione si muovono i social network come Twitter che ha predisposto un’apposita app in grado di analizzare le variazioni quotidiane dell’umore dei suo utenti stilando una classifica delle province più e meno felici. E così mentre l’indice di felicità più alto (76.7%) si registra a Carbonia-Iglesias, Campobasso risulta la provincia più triste (29.2%) mentre Lecce nell’ultima settimana ha registrato un valore critico posizionandosi all’88^ posto tra 110 province con un indice di felicità pari a 43.8%

 

Articolo pubblicato su "L'Ora del Salento" - settimanale Diocesi di Lecce

Last modified on Venerdì, 29 Gennaio 2016 09:16

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