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Adolescenti in cerca d’autore... Fuga da casa
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Adolescenti in cerca d’autore... Fuga da casa

  • Lunedì, 18 Gennaio 2016
  • 4277 times

di Manuela Settimo

Secondo la Direzione Centrale Polizia Criminale i minori italiani scomparsi nel 2013 sono 155, di questi 94 hanno tra i 15 e i 18 anni, 34 tra gli 11 e i 14 anni e 27 tra i 0 e i 10 anni.

Fuggire dalla propria casa è tipico di adolescenti e preadolescenti che cercano di allontanarsi da situazioni vissute come intollerabili, situazioni che spesso si ricollegano ai rapporti con le figure familiari. I dati forniti da Telefono Azzurro sono esplicativi in tal senso: nel 2012 il 30% dei ragazzi ha vissuto tale esperienza e il 27,6% lo ha fatto perché non riesce ad andare d’accordo con i propri genitori o perché si sente limitato nella propria libertà (9,1%) o comunque incompreso (4,5%).

Sempre secondo Telefono Azzurro dal 2006 al 2013 la percentuale di scomparsi in Italia è pari all’1,8% e il presunto responsabile dell’azione di emergenza tra cui la fuga è la madre nel 50,5% dei casi ed il padre nel 37,1%.

Tra le motivazioni che spingono i ragazzi a fuggire da casa vi è anche il desiderio di stare con il/la ragazzo/a (5,8%) e problemi legati alla scuola, come il bullismo (1,2%).

Il problema relazionale rimane, quindi, il più frequente e grave. Sicuramente il ragazzo che fugge da un ambiente che dovrebbe sentire come protettivo, lo fa perché sente oggettivamente o soggettivamente carente tale protezione sia per difficoltà relazionali con i genitori sia per le difficoltà tra i coniugi. In entrambi i casi il ragazzo si sente privo di risorse e soluzioni e allontanarsi fisicamente e psicologicamente è l’unica alternativa valida.

Inoltre, in questa fase del loro sviluppo i ragazzi sperimentano, provocando l’adulto, una sorta di autonomia personale svincolandosi dalle regole e dai ruoli imposti loro da famiglia e società. Scappare da casa diventa anche un modo per dimostrare a se stessi di essere adeguati alle situazioni e di riuscire a “cavarsela” da soli.

Spesso questi ragazzi non sono circondati da adeguate agenzie di supporto come gruppi dei pari con cui stabiliscono valide relazioni di fiducia e vivono per questo un profondo senso di solitudine e abbandono, convinti di non essere compresi nella loro sofferenza.

Per tale motivo è fondamentale improntarsi all’ascolto senza banalizzare il vissuto emotivo dei ragazzi.

 

Articolo pubblicato su "L'Ora del Salento" - settimanale Diocesi di Lecce

Last modified on Venerdì, 29 Gennaio 2016 15:50

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