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Si scrive Mobbing, si legge Persecuzione
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Si scrive Mobbing, si legge Persecuzione

  • Lunedì, 18 Gennaio 2016
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di Manuela Settimo

Il mobbing è una forma di terrore psicologico esercitata (in modo normalmente subdolo) in ambiente lavorativo nei confronti di un preciso individuo ed attuata, per mezzo di meccanismi psicologici profondi, all’interno di una struttura con una gerarchia rigida che prestabilisce ruoli e funzioni diverse.

Il primo ad utilizzare il termine “to mob” (“assalire accerchiando”) con un significato intrinseco di aggressività è stato lo studioso Konrad Lorenz per descrivere il particolare comportamento delle anatre selvatiche che si coalizzano circondando un proprio simile per costringendolo ad allontanarsi dal gruppo.

Solitamente si parla di mobbing in riferimento ai luoghi di lavoro, ma il fenomeno riguarda ogni aggregazione sociale come la famiglia, la scuola, l’esercito, assumendo il nome di maltrattamenti, bullismo, nonnismo.

Il termine indica comunque una situazione di pressione psicologica esercitata da un aggressore, il “mobber”, ossia colui che mette in atto la condotta vessatoria e persecutoria ed una vittima, il “mobbizzato”. Mentre il primo è un soggetto carismatico, con una personalità narcisistica di tipo maligno ed egocentrica, che predilige comportamenti aggressivi per il raggiungimento dei propri obiettivi e cerca nel conflitto la conferma della propria identità e stima, il secondo potrebbe presentare meccanismi di difesa non abbastanza strutturati ed adattivi per fronteggiare le persecuzioni.

L’estremo disagio vissuto dal mobbizzato si ripercuote negativamente sul suo equilibrio psico-fisico a causa dei ripetitivi e protratti attacchi che subisce da più fronti.

Tali attacchi assumono diverse forme e si esplicano in attacchi ai contatti umani con limitazione della possibilità di esprimersi, rimproveri ed urla, continue critiche, minacce verbali o scritte; isolamento sistematico con assegnazione di un luogo di lavoro in isolamento dai colleghi ed esclusione da parte degli altri; cambiamenti delle mansioni con assegnazione di compiti senza senso e di lavori umilianti; attacchi alla reputazione con pettegolezzi, voci false, ridicolizzazione ed attacco alle idee politiche; violenza o minaccia di violenza con costrizione del lavoratore a svolgere lavori che nuocciono alla sua salute.

In provincia di Lecce il mobbing interessa il 21 per cento degli occupati. I mobbizzati leccesi, secondo i dati UILCA del 2005, sono principalmente uomini (60%) con un’età compresa tra i 35 e i 50 anni e subiscono vessazioni soprattutto dai superiori (70%) e dai colleghi (30%).

Circa il 30-40% dei soggetti che subiscono il mobbing sviluppano disturbi psichici anche gravi che limitano grandemente l’attività lavorativa.

Ed in effetti, le conseguenze sulla salute più frequentemente correlate al mobbing sono di tipo psicopatologico con alterazioni dell’equilibrio socio-emotivo (ansia, depressione, stato di preallarme, ossessioni, attacchi di panico, isolamento, anestesia reattiva, depersonalizzazione); psicosomatico con alterazioni dell’equilibrio psico-fisiologico (cefalea, vertigini, tachicardia, disturbi gastrointestinali, senso di oppressione toracica, manifestazioni dermatologiche, disturbi del sonno, disturbi della sessualità); comportamentale con disturbi del comportamento (disturbi alimentari, totale passività, reazioni autoaggressive o eteroaggressive, abuso di alcool, di fumo, di farmaci) con effetti di particolare rilevanza sulla individualità di ognuno (calo dell’autostima, insicurezza nell’identificazione e nel ruolo sociale, perdita della fiducia in se stesso, senso d’incapacità, d’inutilità e di anaffettività).

I disturbi psichici che maggiormente correlano con disagi professionali sono i disturbi dell’adattamento; i disturbi ansiosi; il disturbo post-traumatico da stress; i disturbi depressivi; il disturbo misto ansioso-depressivo.

 

Articolo pubblicato su "L'Ora del Salento" - settimanale Diocesi di Lecce

Last modified on Venerdì, 29 Gennaio 2016 09:21

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